L'OMOCAUSTO

Il 27 gennaio 2008 giorno della Memoria, ricorderemo, i gay le lesbiche, vittime dimenticate del nazismo. Daremo voce al silenzio di chi non ce l'ha fatta.
Quello dei pochi sopravvissuti che hanno taciuto per la vergogna o la persecuzione, proseguita anche dopo la guerra.
Porteremo dei fiori nei pressi della targa di via Dusmet, di fronte gli archi della Marina, ad angolo con la via Porticello, targa che come centro Open Mind abbiamo posto a ricordo permanente dei 42 omosessuali catanesi che furono condannati al confino politico alle isole Tremiti.

Il 30 gennaio invece appuntamento con la cena - reading :

l'OMOCAUSTO, la pace rende liberi - ti aspettiamo

Il programma della serata


il triangolo rosa è stato adottato dalla comunità gay come simbolo, ma la sua storia e il suo significato non sono mai stati pienamente compresi da molti gay, nè sopratutto dal "grande pubblico". Nei campi di concentramento gli omosessuali erano identificati con un marchio di stoffa, un triangolo rosa, che veniva cucito sulla diveisa in base al Paragrafo 175, la legge antisodomia che risaliva al 1871, mai attuata fino all'ascesa al potere di Hitler. Tra il 1933 e il 1945 secondo i documenti nazisti furono arrestati per omosessualità circa 100.000 uomini. La metà furono imprigionati e di questi 15.000 finirono nei campi di sterminio. Nel 1945 solo 4.000 erano sopravvissuti. Molti dei quali finita la guerra, furono perseguitati anche nel dopo lager e dalla Germania post nazista, considerati "criminali" e non prigionieri in base al Paragrafo 175 che rimase vergognosamente in vigore fino al 1968. A Nessun omosessuale, donna o uomo, fu riconosciuto come vittima del regime nazista e venne negato loro un indennizzo.


l'articolo 175 che condannava l'omosessualità maschile, considerandola una malattia infettiva che minacciava il popolo tedesco, non riguardava l'omosessualità femminile, considerata invece come una deviazione temporanea e curabile. Le donne erano solo strumento di riproduzione. Le lesbiche peṛ, vennero ugualmente perseguitate, non in quanto tali, ma come "asociali", per comportamenti contrari all'ideologia nazista di famiglia. Per le lesbiche non furono organizzate retate o arresti di massa, come accadde per i gay, alcune vennero internate nei lager, molte costrette all'esilio, alcune sposarono uomini omosessuali, altre sparirono nel nulla. Nei campi di concentramento, le lesbiche erano catalogate come pervertite allo stesso modo di prostitute, rom e asociali, venivano identificate con un triangolo nero cucito sulla divisa.



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